ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO – GAIL HONEYMAN

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene. 

Recensione

Eleanor Oliphant sta benissimo è l’esordio narrativo, edito in Italia da Garzanti, di Gail Honeyman, autrice scozzese che, come recita l’aletta posteriore, fin dai tempi della scuola ha considerato la scrittura un sogno, oltre che un’attitudine.
Dalle sue fatiche letterarie è uscito questo romanzo 338 pagine, 17,90 euro.

Che dire. Mi è piaciuto. A tratti molto, a tratti meno. Però lo considero un romanzo da leggere.
C’è qualcosa di magicamente nuovo nel modo di scrivere della Honeyman e nel personaggio di Eleanor. Non sai cosa aspettarti perché, di fatto, questa storia è diversa da tutte quelle che sono venute prima. Non ho riscontri di letture passate che si avvicinino, nemmeno per sbaglio, a quello che ho trovato in questo libro. I temi sì, quelli sono ricorrenti e già visti. C’è il dramma, la solitudine, la difficoltà di inserirsi nei contesti sociali, la passività di una vita che scorre piatta, la paura di lasciarsi andare, il dolore del passato che torna. Ma il modo in cui la penna dell’autrice taglia, letteralmente la carta, ficcandosi nella mente del lettore e instillando in esso una curiosità fuori dal comune, è qualcosa di diverso, di innovativo, qualcosa che ti spinge a non mollare il libro finché non l’hai finito.

Eleanor è, o meglio sembra, ad una prima apparenza, una grandissima stronza. Acida come poche, noiosa e fuori luogo, ti fa venire voglia di prenderla a ceffoni e domandarle se ci è o ci fa. A questo si aggiunge il fatto che, in tutta la prima parte del libro, permane in sottofondo il pensiero di un passato funesto di cui, però, poco o niente viene rivelato. E quindi via libera a curiosità e domande, ma anche ad un senso di impazienza che mi ha attanagliato quasi da subito.

In realtà, quando cominci a conoscerla meglio, Eleanor si mostra per quella che è. Una giovane impiegata amministrativa, che fa anche abbastanza ridere. Non ha idea di cosa sia una manicure, non ricorda di aver mai messo una scarpa che non abbia i pratici quanto infantili strap, non è capace di rivolgersi a qualcuno in maniera normale e non riesce a tarare i suoi comportamenti in ambito socio-relazionale in modo adeguato, ma sa perfettamente che nei semi di zucca si trova lo zinco.
Eleanor fa ragionamenti che appaiono sensati e tutto sommato normali soltanto quando riflette tra sé e sé, mentre, quando c’è da parlare ad alta voce, tiene assurde elucubrazioni così dannatamente precise da risultare fastidiose, lasciando i suoi interlocutori spiazzati ed attoniti.
Tra tutti solo uno, un giovane collega di nome Raymond, riuscirà a fermarsi ad ascoltarla, quel tanto che basta per lasciarle intravedere un mondo, quello reale che esiste fuori dalla sua casa e lontano dalla sua mamma, capace di metterla, finalmente, per la prima volta, davanti alla vita.

Insomma si potrebbe dire, e man mano che il racconto procede questo emerge in maniera sempre più evidente, che la stravagante Eleanor sia tanto geniale quanto stramba ma, in fondo, questa dolce e brillante ragazza non è poi così diversa da ognuno di noi.
Ci accomuna il fatto che tutto ciò che le accade quotidianamente non è diverso da quello che un qualsiasi uomo o donna del ventunesimo secolo, in una qualsiasi città industrializzata, all’epoca di internet e degli aperitivi aziendali, di Amazon e degli smalti semipermanenti, si trova a vivere.

Andando verso la conclusione della mia lettura ho cominciato a ridere, di gusto, ogni volta che la protagonista si metteva a dire una delle sue stramberie. Finalmente, ho iniziato ad assaporare il senso di questa storia, ad abbracciare il personaggio, a capirlo meglio, a comprendere la sua natura.
E così, solo verso le ultime pagine, ho colto appieno il significato della storia di Eleanor, ho fatto mia la sua sofferenza, ho appreso il suo immenso spirito di sopravvivenza, la sua capacità di adattarsi agli ambienti ostili, ma più di tutto ho ammirato la sua immensa forza nel portare avanti la speranza. È la speranza, non ( o almeno non solamente) intesa come quell’euforica competenza che ci porta a superare gli ostacoli con il sorriso, ma come quella sottile e silenziosa potenza che risiede in ognuno di noi, l’elemento che a parer mio fa la differenza, nel determinare l’evoluzione, il cambiamento e, di fatto, la vita di questo personaggio.

In questo modo tra una risata e una lacrima, tra un inizio incerto e uno sfogliare sempre più frenetico sono arrivata alla fine di questa lettura non senza una punta di dispiacere al pensiero di averla conclusa.
Quello che potrebbe essere un contorto elenco di fobie miste ad una storia qualunque si trasforma in un brillante, avvincente, ironico e inaspettato racconto di vita, dove ogni piccolo pezzo, all’apparenza isolato e sconnesso, trova il proprio posto, in una narrazione fluida e di grande impatto.

Se ve lo state chiedendo, sì, ve lo consiglio!

La citazione che ho amato

“Detto questo a volte mi chiedo come sarebbe avere qualcuno – un cugino, per esempio, o un fratello – da andare a trovare nei momenti di necessità, o con cui semplicemente passare del tempo, senza programmare nulla prima. Qualcuno che ti conosce, che tiene a te, che vuole il meglio per te. Purtroppo una pianta domestica, per quanto attraente e robusta, non soddisfa queste aspettative. Comunque era inutile formulare ipotesi. Non avevo nessuno ed era insensato desiderare che fosse altrimenti. Dopo tutto non era più di ciò che meritavo. E fin dei conti stavo bene, bene, bene”.

TITOLO: Eleanor Oliphant sta benissimo
AUTORE: Gail Honeyman
TRADUZIONE: Stefano Beretta
CASA EDITRICE: Garzanti
ANNO: 2018
PAGINE: 338
PREZZO:  17,90 €

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