LE TARTARUGHE TORNANO SEMPRE – ENZO GIANMARIA NAPOLILLO

Salvatore è nato quando in pochi conoscevano il nome della sua isola: un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra arsa dal sole. È cresciuto sulle barche, vicino alle cassette di alici, con lo sguardo nell’azzurro, sopra e intorno a lui. Forse è lì che tutto è cominciato, tra ghirigori nell’acqua e soffi nel vento. Di sicuro è lì che ha conosciuto Giulia, anche se lei vive a Milano con i genitori emigrati per inseguire lavoro e successo. Da sempre Giulia e Salvatore aspettano l’estate per rivedersi: mani che si intrecciano e non vogliono lasciarsi, sussurri e promesse. Poi, d’inverno, tante lettere in una busta rosa per non sentirsi soli. Finché, una mattina, nell’estate in cui tutto cambierà, Giulia e Salvatore scoprono il corpo di un ragazzino che rotola sul bagnasciuga come una marionetta e tanti altri cadaveri nell’acqua, affogati per scappare dalla fame, dalla violenza, dalla guerra. Gli sbarchi dei migranti cominciano e non smettono più. L’isola muta volto, i turisti se ne vanno, gli abitanti aiutano come possono. Quando Giulia torna a Milano, il filo che la lega a Salvatore si allenta. La vita non è più solo attesa dell’estate e amore sincero, corse in spiaggia e lanterne di carta lanciate nel vento. La vita è anche uno schiaffo, un risveglio, la presa di coscienza che al mondo esistono dolore e differenze. Una scoperta che travolge i due ragazzi e che darà valore a tutte le loro scelte, alla loro distanza e alla loro vicinanza. Giulia e Salvatore ora ne sono sicuri. L’isola è di chi rimane e di chi arriva. Non di chi se ne va. Non di chi dimentica.

Recensione

Le tartarughe tornano sempre è il secondo romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, autore poco più che quarantenne, che ha esordito nel 2009 con Remo Contro.
Di lui si dice: “Vive tra Como e Milano, ma sogna di stare su un’isola del Mediterraneo”.
Al di là dell’amore per il mare, per quanto mi riguarda questo libro ha vinto il premio copertina dell’anno. Non mi vergogno a dire che, proprio quest’ultima, ha giocato un buon 50% nella mia decisione di acquistarlo. Tra l’altro si tratta di uno dei titoli che rientrano attualmente nella promozione della Feltrinelli 2 libri a 9.90 euro. Inutile dire che come l’ho visto era già nel carrello.

La cosa che mi aspettavo meno, però, è che la bellezza della copertina fosse direttamente proporzionale alla meraviglia dei contenuti. Stiamo parlando infatti di un piccolo gioiellino, capace di condensare in poche pagine, una quantità piuttosto corposa di temi, trattati con la delicatezza e la poesia proprie di chi sa bene come maneggiare con cura qualsiasi argomento.
Forse si potrebbe paragonare questo romanzo ad un quadro. Per me, però, è stato soprattutto un modo per fare due cose in parallelo. Da una parte mi è sembrato di rivivere sensazioni che personalmente conosco bene. L’amore estivo, la distanza, le lettere, la trepidazione di quei viaggi che aspetti tutto l’anno e la consapevolezza, che provi a reprimere, dell’inconciliabilità di quel tanto-tutto che è sempre irrimediabilmente troppo grande per te.
Dall’altra, in giorni come questi, con una situazione politica e sociale come quella che sta affrontando l’Italia, avere tra le mani un libro che parla di migrazioni ed isole è stato un elemento importante, capace di riportare la mia attenzione alla sostanza.
Cosa succede, infatti, quando si è obbligati ad abbandonare tutto, quando si scappa e, senza sapere niente, ci si aggrappa alla prima cosa che c’è solo per non sprofondare nell’abisso?
Scegliere di restare è la soluzione, o per lo meno il modo che Salvatore trova (una modalità scelta e mollata a più riprese nel tempo e alla fine definitivamente acquisita), per dare una sua personale risposta a tutte queste domande.

Un altro elemento che ho ritenuto interessante è il fatto che, al centro del libro, ci sia il sentimento, l’entità, la dimensione (o qualsiasi altro termine con cui si possa pensare di chiamarlo) dell’amore, che permane per tutto il tempo della narrazione senza dare alcun tipo di melenso fastidio.
È un aspetto che rimane sotteso, nascosto dietro agli eventi concreti, continuando, però, ad esistere. Esiste nella relazione tortuosa tra Giulia e Salvatore, nel rapporto di quest’ultimo con la sua famiglia e in particolare con il padre, nel legame con la sua isola. Amore che lega in fondo, anche se con modalità diverse da quelle canoniche, il protagonista maschile ad Alida, che nella mia mente ha rappresentato fin da subito un angelo custode.
Il ritorno di Giulia e la sua successiva partenza con l’idea, però, che finalmente il loro momento sia arrivato, rappresenta infine l’amore per quello che realmente dovrebbe essere: la libertà di separarsi continuando ad appartenersi, una prerogativa che, tra le altre cose, non riguarda solo le relazioni umane, ma anche quelle tra un uomo e la sua terra.
E forse, allora, potrebbe essere proprio questo lo scopo dell’esistenza dell’uomo.
Non importa quanto ci vuole, se sul cammino ci sono ostacoli che possono fermarci o allontanarci, tornare ai luoghi e alle persone che ci appartengono, capire quello che vogliamo, comprendere cosa ci rende noi stessi è l’unica cosa che conta davvero e che può renderci soddisfatti dei nostri giorni.
Sembra eccessivo definire come un moderno nostos questo 
libriccino da duecento pagine, ma io l’ho trovato potente e intenso come pochi altri.

Non vado avanti perché qualsiasi parola sarebbe superflua.
Questo è un romanzo da leggere.
Se avete voglia di trascorrere una giornata diversa, in compagnia di una bella storia, capace di essere seria e fresca allo stesso tempo, credo che Le tartarughe tornano sempre faccia proprio al caso vostro! 

La citazione che ho amato

“Poi, una mattina, Giulia e Salvatore scoprono il mondo che sta dall’altra parte. Il forte risveglio che li esclude dall’adolescenza e li catapulta nella maturità che solo dolore e conoscenza possono portare.  Un confine fisico che separa pensieri circolari legati a loro stessi, al percepire di esserci e un momento dopo non esserci più. Non è facile riconoscere la nascita di una crepa, che sottile incide un muro e poco alla volta lo divide”.

TITOLO: Le tartarughe tornano sempre
AUTORE: Enzo Gianmaria Napolillo
CASA EDITRICE: Feltrinelli
ANNO: 2015
PAGINE: 213
PREZZO:  9 €

 

 

 

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