LA PIÙ AMATA – TERESA CIABATTI

“Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore.” Il Professore è Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata: l’unica a cui il Professore consente di indossare l’anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L’anello dell’Università Americana, dice lui. L’anello del potere, bisbigliano alcuni. Teresa dall’infanzia scivola nell’adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente?
Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato…Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un’intera epoca. Un’autofiction sincera, feroce, che nasce dall’urgenza di fare i conti con un’infanzia felice bruscamente interrotta.

Recensione

L’estate del mio primo bacio, un film di Carlo Virzì, è uscito nelle sale italiane nel 2005, anno nel quale è molto probabile che io abbia passato l’estate nella speranza di darlo o riceverlo, finalmente anche io, ultima tra tutte le mie amiche, questo benedetto primo bacio.
Quello che non sapevo e che, non saprei tutt’ora, se non mi fossi imbattuta per caso nel libro di cui sto per parlarvi, è che la sceneggiatura di questo film si è ispirata ad un romanzo, edito da Einaudi nel 2002, Adelmo torna da me di Teresa Ciabatti. 

Tutto questo preambolo per dirvi che no, non conoscevo, se non per sentito dire, dopo la sua candidatura al Premio Strega 2017, questa autrice e che sì, grazie alla sgargiantissima copertina della nuova edizione Mondadori, collana Oscar 451 (Libri che bruciano, è il caso di dirlo, sottotitolo geniale, ma soprattutto vero), che ha attirato la mia attenzione in libreria, ho avuto modo di incontrare un’autrice che mi ha fortemente commossa ed esaltata, al punto che sto pensando di recuperare tutti i suoi libri. Matrigna, uscito qualche settimana fa per Solferino, è già sul comodino che aspetta. 

Che altro aggiungere. Non credo di poter fare una recensione tradizionale, nel senso che, durante la lettura, non mi è successo, come solitamente mi accade, di sviluppare un particolare interesse per alcuni elementi o di sentire la voglia di annotare ai margini dei pensieri rispetto alle citazioni sottolineate (anzi, ad essere sincera non ho sottolineato quasi niente), nell’idea di poter poi riprendere i temi principali e trattarli passo passo.
In una narrazione del genere non sono riuscita a vedere delle parti o dei pezzi, ma ho guardato l’insieme. Questo libro è un fiume che scorre, arriva veloce addosso al lettore e lo travolge, ma senza annegarlo, anzi, ci si ritrova a galleggiarci sopra meravigliosamente, incuriositi e sempre più vogliosi di procedere per capire cosa sta succedendo, ma soprattutto per sentire Teresa, Teresa che tira fuori quello che ha dentro e lo restituisce alla carta in una maniera dritta e melodiosa, stridente e allo stesso tempo armonica, una modalità che difficilmente mi è capitato di trovare.
È nevrotica la sua scrittura, mi rendo conto che possa non piacere, ma personalmente, a me, ha affascinato fino alle lacrime. Un getto continuo di pensieri e moti d’animo che ti entra dentro e ti sconvolge. Il culmine di questo crescendo è alla fine, quando l’autrice tira fuori una rabbia che quasi terrorizza, che esprime un dolore folle, malato, perso. Un dolore che se si pensa di provarlo per tutta la propria vita, non si concepisce come sia possibile sopravviverne.
La cosa di non sapere, poi, se questa è o no la vera storia dell’autrice, la quale non ha dichiarato in merito molto più di un vago “ho raccontato la vita per come l’ho interpretata io” o qualcosa di analogo (ma detto molto meglio), mi ha puntellato la mente per tutto il tempo della lettura, cioè un paio di ore, perché di fatto l’ho sbranato, questo libro.
E se da una parte pensavo “wow siamo di fronte alla vita segreta della figlia di un massone, voglio assolutamente saperne di più”, dall’altra, riflettevo dicendomi che, se non fosse stato così e la maggior parte degli elementi narrativi fossero semplicemente il risultato della fantasia dell’autrice, allora, caspita, siamo di fronte ad una grande scrittrice, che oltre ad avere una capacità comunicativa eccellente è anche una geniale romanziera. 

In fondo non ha poi così importanza, se non per placare il mio vorticoso trastullo mentale, conoscere la risposta a questa domanda, quello che conta, almeno per me, è stata la possibilità di incontrare uno stile narrativo completamente nuovo, personalissimo e a tratti ansiogeno, che però va a nozze con il mio modo di essere e di fare, e che quindi ho letteralmente adorato.
Vorrei dirvi altro, ma ho la sensazione che parole in più sarebbero di troppo.
È un libro che o ti piace o ti fa schifo, perché o ti smuove qualcosa, oppure non ti dice niente.
La sensazione generale che ho avuto, al di là di una voglia folle di sapere cosa stesse accadendo (perché ragazzi sì, mi sto ripetendo, ma questo è un libro con una trama davvero avvincente senza essere minimamente scontata né esageratamente fuori luogo), è questa: La più amata è uno di quei libri che avrei, scusate il gioco di parole, amato comunque, anche se fosse stato privo di avvenimenti, un testo che mi ha fatto vibrare il cuore, solo per come è stato scritto; se teniamo poi conto che, al suo interno, succede pure di tutto, mi sembra di poter dire che questo sia il libro perfetto.

E in conclusione penso che Teresa Ciabatti possa diventare una delle mie autrici preferite.
Con questo modo di raccontare il mondo e i sentimenti che lo caratterizzano mi ha ricordato me stessa, il vulcano arrotolato che ho dentro e che non sono mai stata capace di far uscire.
Magari è questa la volta buona? Nel frattempo vi consiglio di leggerlo e mi preparo a divorare anche la sua ultima fatica.
Saprò dirvi presto, sempre su questi schermi.   

TITOLO: La più amata
AUTORE: Teresa Ciabatti
CASA EDITRICE: Mondadori
ANNO: 2017
PAGINE: 218
PREZZO: 13 €

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