NAPOLI MON AMOUR – ALESSIO FORGIONE

Ho letto “Napoli mon amour”, esordio di Alessio Forgione edito da Enne Enne Editore, due settimane fa.
Mentre riflettevo tra me e me, su quale frase mi avesse colpito di più, su quale segmento di questa narrazione potessi riportare su questo foglio in modo da poter condividere concretamente, con chi leggerà questi pensieri, gli effetti che questo libro, per forza di cose, genera, mi sono resa conto che non sapevo proprio quale usare. 
A volte, quando so che poi scriverò qualcosa di più elaborato riguardo ad un libro che leggo, mi annoto tutto, furiosamente ed una delle cose a cui tengo di più è proprio la necessità di individuare una frase, un passo, uno stralcio di scrittura che possa aiutarmi ad evocare le sensazioni che provo mentre leggo.

Oggi non so. Ho ripreso il libro in mano, dopo due settimane che non lo aprivo e non ho avuto bisogno di trovare nessuna frase ad effetto, nessun passo significativo. L’ho preso in mano, ho sbirciato tra le righe, alcune parole mi sono saltate all’occhio e non c’è stato bisogno di altro.
Tenere in mano questo testo è bastato per farmi tornare in mente tutto il necessario. Mentre riscorrevo velocemente le righe di queste pagine mi sono sentita esattamente come mi sentivo mentre lo leggevo, seduta sui sassi di una spiaggia ligure in un week end di pioggia finissima e vento. 

Quando ho terminato questa lettura ho avuto bisogno di fermarmi un secondo. Ho preso ed ho iniziato a camminare da sola lungo la spiaggia. Avevo una specie di conato piantato in mezzo alla gola, un dolore nel petto ed un’incredibile voglia di urlare e buttarmi per terra. Non ho dormito sabato notte, quando ero più o meno a metà del libro. Stavo troppo male, sentivo dolore, sentivo paura e sentivo vivissima dentro di me l’angoscia di Amoresano, come se fosse mia; percepivo la sua inquietudine e temevo per lui, come se fosse vero, come se fosse lì, sdraiato accanto a me. 

Questa storia non c’entra molto con me. Io non ho vissuto niente di simile. Io ho una casa, ho un lavoro, ho un posto dove stare e una vita che si sta piano piano affacciando all’adultità senza particolari intoppi. O almeno, così mi sembra. Eppure, per tutto il tempo in cui ho letto, ho sentito un’affinità incredibile con il protagonista di questo romanzo. 

Certamente io non l’ho vissuta fino in fondo e non in questo modo, ma quella paura che attanaglia Amoresano, quella sensazione che tutto sia perduto, quel continuo e martellante sentore di assenza di tempo, di mancanza di risorse, di pentimento per le scelte sbagliate, di rimpianto per le occasioni perse, accompagnato da un paradossale e dirompente tentativo di autodistruzione, queste cose qui insomma, io le conosco. Ripeto, non le ho vissute così, ma le ho vissute. Le ho percepite almeno, forse in una parte piccola della mia testa, così minima e nascosta che probabilmente non ho mai, nemmeno provato a fare uscire da essa qualche pensiero in merito, ad esternare a qualcuno questo genere di sensazioni. Però ricordo di averlo portato dentro per tanto tempo questo grumo di sentimenti e di averlo fatto fuoriuscire di tanto in tanto. Questa zona grigia, fatta di smarrimento ed inadeguatezza, un costante filo di tensione, un velo di dispiacere capace di emergere in superficie e di oscurare un pezzetto delle giornate, perfino delle più belle, io per un po’ l’ho tenuta con me. A volte penso che ci sia ancora, a volte ho la sensazione di averla ricacciato in quell’angolo lontano e nascosto della mia mente, non mi è mai parso però che sia andata via.

E adesso dirò una cosa che forse potrà sembrare assurda, ma che sento la necessità di dire, dopo aver riflettuto a lungo mentre leggevo Napoli mon amour. A questo accrocchio di paura ed inadeguatezza che negli anni ho imparato a dominare, io in fondo voglio bene. Non solo perché è una parte di me proprio come tutte le altre, ma anche perché sono convinta che portarsi dietro un carico di emozioni forti, nonostante spesso ti rallenti e ti renda vulnerabile, a volte può essere di grande aiuto. Io penso che questo continuo domandare, questo infinito non accontentarsi, questo sostanziale dubbio congenito che spinge Amoresano a fare quello che fa, anche a rischio di passare per inetto, nullafacente e irresponsabile, sia in realtà un grande segno di coraggio.

Questo libro decide di parlarci, senza filtri, di chi quel coraggio ce l’ha, fino in fondo.
Napoli mon amour è un grande libro, non solo perché mette a nudo i drammi e le difficoltà di un’intera generazione cresciuta a pane e sogni in un mondo complesso che difficilmente consente di realizzarli concretamente, ma anche perché è in grado di andare fino in fondo.
Questo libro osa, super il non detto, e spiattella la realtà per quella che è. Questo libro racconta, mostra, scandalizza, fa pensare ma soprattutto denuncia. Questo libro è un segno, magari piccolo, ma molto potente.
A me è arrivato.
Mi ha tenuta sveglia una notte, mi ha dilaniata, mi ha estraniata per un attimo da quella falsa quanto opaca attenzione per le cose futili che, come un amo, ogni tanto ci ripesca e ci distoglie da ciò che conta. Ho chiuso questo libro sentendomi un po’ diversa, con un unico pensiero che ho tutt’ora: abbracciare forte Amoresano, chiunque esso sia. 

TITOLO: Napoli mon amour
AUTORE: Alessio Forgione
CASA EDITRICE: Enne Enne Editore
ANNO: 2018
PAGINE: 223
PREZZO: 16 €

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